NUOVA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE: L’INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT PER SOSTENERE INDUSTRIA E LAVORO IN EUROPA

La Commissione europea ha presentato una proposta legislativa volta a rafforzare la domanda di tecnologie e prodotti europei a basse emissioni di carbonio.

L’Industrial Accelerator Act (IAA) mira a stimolare la produzione manifatturiera nell’Unione europea, favorire la crescita delle imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro, sostenendo al contempo la transizione dell’industria verso tecnologie più pulite e innovative, orientate al futuro.

In linea con le raccomandazioni contenute nel rapporto Draghi, l’IAA introduce requisiti mirati e proporzionati di tipo “Made in EU” e/o relativi alle basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico.

Tali requisiti si applicheranno a specifici settori strategici — prevedendo al contempo un quadro che potrà essere esteso, ove opportuno, anche ad altri comparti ad alta intensità energetica, come quello chimico — tra cui:

  • Acciaio
  • Cemento
  • Alluminio
  • Automobili
  • Tecnologie a zero emissioni nette

Questo contribuirà a rafforzare le capacità produttive dell’Europa e a incentivare la domanda di tecnologie e prodotti puliti realizzati nel continente.

Pur rimanendo aperto agli investimenti diretti esteri, l’IAA definisce le condizioni applicabili agli investimenti superiori a 100 milioni di euro nei settori strategici, qualora un singolo paese terzo detenga oltre il 40% della capacità produttiva globale. Tali investimenti dovranno:

  • Creare posti di lavoro di alta qualità
  • Promuovere l'innovazione e la crescita
  • Generare valore reale nell'UE attraverso il trasferimento di tecnologia e conoscenze

Dovranno inoltre garantire che almeno il 50% dell’occupazione sia localizzato in Europa, così da assicurare che imprese e cittadini — oltre agli investitori — possano beneficiare delle opportunità offerte dal Mercato Unico. In questo modo, l’IAA contribuisce a rafforzare la sicurezza economica dell’UE e la resilienza delle sue catene di approvvigionamento.

Fonte: Commissione europea. Clicca qui